martedì 24 febbraio 2015

Da Fortunata, pasta fresca in Campo de' Fiori

Mangiare bene a Roma non è poi tanto difficile per chi come me impazzisce per i piatti tipici del posto. L'Osteria Da Fortunata, proprio vicino a Campo de' Fiori, è stata una sorpresa, non solo per la super carbonara, ma anche per l'atmosfera che vi si respirava.

E'un posto "caciarone": non saprei definirlo altrimenti! Sale piccole e tavoli attaccati con quelli del vicino, con camerieri che si destreggiano in questo caos con la maestria di equilibristi. Sebbene fosse pomeriggio inoltrato ci hanno fatto sedere per il pranzo e il locale era ancora stra pieno.

La particolarità è che la pasta viene stesa a mano, via via che la si richiede: più fresca di così?! Il piatto prescelto viene servito in una ciotolona di terracotta marrone e le porzioni sono abbondanti. I prezzi non sono bassi: per gli strozzapreti alla carbonara ho speso 13€, ma erano sufficienti per un pasto completo.

Non ho provato antipasti o secondi, ma per chi è appassionato della pasta, è un posto da non perdere.

Dimenticavo...sul menù trovate una raccomandazione:

Se annate de prescia, qui nun potete magna; se volete magna dovete d'aspetta
 perchè la roba nostra è fatta a mano e l'intruj nu li famo


mercoledì 18 febbraio 2015

La Certosa di Firenze

Ero già stata da piccola a visitare la Certosa del Galluzzo, quel bell'edificio che sembra un castello delle fate, se si osserva dall'autostrada (purtroppo non l'ho fotografata da questa prospettiva). Mi ricordavo solo il gusto delle caramelle al miele che mi avevano comprato i miei genitori al termine della visita ed è per questo che ho deciso di tornare a dare un'occhiata in un freddo e umido pomeriggio di febbraio.

Il primo punto su cui mi soffermerò è questo: il freddo. Vestitevi bene, soprattutto se portate con voi dei bambini. Gli ambienti sono molto rigidi e sembra che ci sia più gelo tra le mura dell'edificio che all'esterno. Forse il periodo migliore per vedere la Certosa è a primavera.


Gli orari di apertura variano a seconda della stagione: consultateli sul sito per avere la certezza di poter realizzare il tour guidato, che si attiva solo con un minimo di 6 persone. Tenete conto che ce n'è più o meno uno all'ora e potete raggiungere la Certosa sia con la macchina, parcheggiando proprio di fronte all'ingresso, sia con l'autobus di linea, con i numeri 36 e 37.

Quando sono arrivata la visita era già cominciata dalla Pinacoteca e mi sono accodata ad un numeroso gruppo già formato. Ci siamo poi soffermati sulla Chiesa, un ambiente molto suggestivo, progettato secondo le necessità acustiche dei cistercensi che pregano cantando. Passeggiando infatti, vedrete sul pavimento dei buchi che trasformano la stanza sottostante in una sorta di cassa di una chitarra.

La guida, molto preparata, ci ha mostrato le differenze acustiche con cui si percepisce il canto gregoriano nelle diverse zone dell'edificio, e ci ha poi condotto ai chiostri, oltrepassando corridoi scuri, illuminati da vetri decorati.

Il Chiostro maggiore è davvero un posto affascinante e non solo per il bell'affresco di Pontormo che lo decora. Da qui si accede alle celle dei monaci, che in realtà erano dei piccoli alloggi, con anticamera, stanza da letto, giardinetto, vista sulle colline fiorentine. Ognuno era provvisto di una stanza inferiore per lavori manuali, come la falegnameria, e di un piano superiore che serviva per riscaldare o rinfrescare la casetta.

Lì per lì stupisce la loro grandezza: siamo abituati a pensare agli eremiti in luoghi angusti, mentre questa sorta di mini appartamenti sembra proprio confortevole. Il fatto è che i cistercensi non si ritiravano per un periodo all'anno, come accadeva di consueto ad altri ordini, ma prolungavano il loro isolamento per l'intera vita. 

Penso al valore del silenzio, per avvicinarsi alla propria spirituralità, per poter ascoltare se stessi e i propri sentimenti, per costruire un equilibrio fondandolo sulla propria persona. Quanto abbiamo perso in quest'epoca di connessione continua al mondo esterno!

Proprio da queste cellette Le Corbousier ha preso spunto per progettare i suoi progetti di abitazioni popolari. Ma non è l'unico elemento moderno del posto: la guida ha definito "stile Ikea" anche un porta asciugamani e il tavolinetto che serviva per il pranzo dei cistercensi, per la loro semplicità e funzionalità.

Si prosegue poi per altri chiostri e per il refettorio, fino a terminare la visita, ad offerta libera. Dopodiché consiglio di dare un'occhiata al negozietto di prodotti realizzati dai cistercensi. Si tratta soprattutto di distillati, tra cui rosolio, amari, sambuca, grappa, di cui potete fare una degustazione a 2.50€. Vi assicuro che farsi uno shottino in Certosa è un'esperienza divertente...nonchè necessaria dopo tutto il freddo sofferto nel giro turistico! ;)

lunedì 2 febbraio 2015

Bruxelles, dormire low cost vicino al Parlamento Europeo

L'Hotel Du Parlement è stata una scelta azzeccata per il mio week end a Bruxelles, perchè ci ha permesso di spendere davvero poco ed avere un alloggio comodo e senza tante pretese. Si trova davvero a due passi dal Parlamento Europeo, a poco meno di 10 minuti a piedi dalla metro Trone.

Siamo arrivate di sera e i dintorni erano molto bui. Pensavo che trovassimo difficoltà a trovare un posto per cenare, ma in realtà, in pochi minuti a piedi si arriva a Place Jourdan, che rimane viva fino a tarda notte, grazie a localini, dove si può fare una bevuta o un pasto veloce.

Sembra di entrare in una casa privata, con corridoi stretti e specchi ovunque. Il receptionist è stato molto simpatico e appena arrivata, abbiamo intrattenuto una conversazione in inglese sulle bellezze dell'Italia.

La camera era quasi psichedelica: pareti di un color salmone acceso e coperte tigrate. In realtà i letti erano molto confortevoli, i soffitti alti, la finestra gigante e abbiamo dormito serenamente.

Il bagno era un po'piccolino, ma tutto sommato, funzionale. Non abbiamo testato la colazione.

Prezzo a meno di 50 € a notte per camera doppia. Niente male, no?


mercoledì 28 gennaio 2015

Torino, dove mangiare low cost

A Torino ho mangiato low cost, a pranzo e a cena, senza rinunciare alla qualità e alla tradizione. Non ho programmato nulla... diciamo che ho avuto fortuna! ;) Mi sono imbattuta in buoni posti, che mi hanno fatto contenta e si sa che a pancia piena, si sta meglio.

Il primo posto, a pranzo, è stato un bar proprio di fronte alla stazione Porta Nuova. Si chiama Sacchi, come il nome della via in cui si trova, e non ha niente di speciale: né un'insegna accattivante che inviti ad entrare, né una vetrina che offre uno scorcio su un locale ben arredato.

Il Bar Sacchi è il tipico bar, a metà tra il Bar Sport descritto da Benni nei suoi libri e il dopolavoro ferroviario, in cui pranzavo negli anni dell'Università. Insomma, una volta entrata avevo già voglia di uscire. 

Invece mi sbagliavo: il mio panino caldo, mozzarella e prosciutto, era buonissimo. La cameriera ci ha fatto scegliere la farcitura e il pane era fresco. Prezzi modici: abbiamo speso circa 4 € per panino, acqua e caffè.

Per uno spuntino un po'diverso dal solito, invece, vi segnalo PataTò, dove troverete street food di qualità: patate fritte, con o senza buccia, da condire con una quantità di salse da farvi perdere la testa. Ci sono anche altri frittini (mozzarelle, olive...) da poter combinare nel vostro cartoccio, ma sono rimasta sul tradizionale.

Le porzioni sono abbondanti, ancora una volta i prezzi sono giusti e i proprietari davvero simpatici. Si trova in via Po, in pieno centro, a pochi passi da Piazza San Carlo.

A cena, ci siamo imbattute, sempre nella stessa zona, in un cartello che pubblicizzava un menù piemontese a 25 € a persona. Battuta di fassone con robiola, agnolotti al tartufo, brasato al Barolo e dolcetto alle nocciole del Piemonte. Ho rischiato si trattasse di un posto acchiappaturisti, ma il brasato mi ha attirato troppo! ;)

Abbiamo prenotato alla Tabernalibraria un'oretta prima della cena e c'era rimasto l'ultimo tavolo. Il locale era davvero intimo e molto carino, con tanti vini. I piatti ci sono stati serviti velocemente ed era tutto davvero ottimo: il brasato non mi ha deluso, è stato il piatto migliore.

Il posto è risultato essere frequentato da molti toscani, come me, e grazie al proprietario, abbiamo fatto quattro chiacchiere con altri tavoli sulle nostre giornate a Torino. Lo consiglio a chi vuole provare un menù tipico, senza spendere un occhio della testa.


mercoledì 21 gennaio 2015

Bruxelles in 10 foto

Le 10 foto sono poi il mio "best of" del brevissimo viaggio a Bruxelles. E'una città che non ci si aspetta, ricca di contraddizioni e di sorprese. Il lato negativo è stato il grigio: pioggia e nuvoloni non ci hanno dato tregua, ma poi al negozio di souvenir Brussels Corner (i souvenir qui hanno un ottimo design) abbiamo scoperto perchè e ci siamo comprate la t-shirt con su scritto "Belgium, where rain in typical". Svelato l'arcano.

Il lato positivo invece è stata l'ironia, perchè Bruxelles mi ha fatto ridere tanto: dagli stralci di fumetto alle pareti alle buffe statue in bronzo venerate come divinità, dal proprietario dell'albergo che mi ha quasi convinto che la Cappella Sistina si trovasse a Firenze al bar karaoke in cui sono finita alle 2 di notte.
Foto di A. Ferri
1. Le patatine
Comincio dall'inizio, in senso cronologico. Siamo arrivate a Bruxelles che era già notte e non eravamo particolarmente affamate, così abbiamo optato per un maxi cartoccio di patatine fritte da Maison Antoine, un chiosco famoso dal 1948 per le sue numerose salse calde e fredde. 

La mia aveva un nome strano e come al solito mi sono affidata all'affinità linguistica per scegliere: non mi sono pentita, sapeva di crauti ed era ottima. Si può scegliere di sedersi sulle panchine di Piazza Jourdan o al calduccio di una delle sue birrerie, convenzionate con la friggitoria.

Stava (che strano!) piovendo e così ci siamo rifugiate in un pub, dal gusto newyorkese e non siamo riuscite ad arrivare infondo al nostro cartoccio infinito, accompagnato da una buona Leffe scura. Ci siamo godute una serata alquanto belga, perchè in giro si vedeva solo gente del posto.


2 e 3. La Grand- Place
Ecco, qua invece si trovano soprattutto turisti, ma come fare a non passarci? Si dice che sia una delle piazze più belle del mondo e su di essa, si affacciano palazzoni eleganti e dorati in stile fiammingo, che di notte si illuminano di colori.

E'proprio al chiarore della luna che la Grand- Place acquisisce, secondo me, un fascino particolare. Calma e tranquillità, interrotta da cori di ragazzi che si siedono in cerchio al centro della piazza e intonano canzoni. La Grand- Place è il cuore della città ed è per questo che si merita 2 scatti.

Foto di A. Ferri
Foto di A. Ferri
4. Il Parco del Cinquantenario
E'un'immensa area verde nel quartiere europeo, dove si respira un'atmosfera rilassata. Le statue delle quattro stagioni ci accolgono al cancello principale, per poi lasciarci alla vista dell'imponente arco di trionfo, che segna l'ingresso ai tre grandi musei, quello del Cinquantenario, quello delle armi e di storia militare e l'Autoworld.

E'un posto tranquillo, adatto per pic nic e passeggiate nel verde, lontano dai circuiti turistici, sebbene la vicinanza ai musei. Così l'ho vissuto io, andandoci di mattina presto: intorno a me signore eleganti con cagnolini al guinzaglio e tanti coraggiosi sportivi che sfidavano il freddo, facendo jogging. Il parco ha un che di romantico e di sicuro le sue statue piaceranno agli appassionati di fotografia.


5. Le gaufre
...o waffle sono un'altra delle specialità del Belgio. Ultimamente anche nelle città italiane si possono trovare queste cialde dolcissime, ma vi assicuro che non hanno niente a che fare con quelle assaggiate in giro per Bruxelles.

Innanzitutto costano pochissimo: gaufre a 1€, condimento dagli 80 centesimi in su. Ho scelto la cioccolata fondente (un'altra delle innumerevoli eccellenze del paese, ma non vi parlerò di cioccolaterie, perchè non avrete che l'imbarazzo della scelta, una volta arrivati nei dintorni della Grand-Place) e...che bontà!

Dove mangiarle? Pressoché ovunque! Il mio posto migliore è di fianco al Manneken Pis e così arriviamo al punto 6.

Foto di A. Ferri
6. Il Manneken Pis
Letteralmente il bambino che fa la pipì. E'una piccola statua in bronzo, che sovrasta una fontana, ed è diventato uno dei simboli di Bruxelles. Le sue origini sono avvolte nella leggenda e la versione che più mi piace è quella, secondo la quale, il ragazzo ha spento la miccia di una bomba che avrebbe distrutto la città, urinandoci sopra.

Fatto sta che il Manneken Pis è diventato un eroe e si è meritato il guardaroba di una rock star. Quando ci sono capitata, ho avuto la fortuna di assistere a una cerimonia commemorativa per il cambio d'abito, dove un gruppo di persone, con il giubbotto con il logo della statua, hanno intonato una canzoncina a lui dedicata. E'stato incredibile vedere l'attaccamento della gente a questo piccoletto e poi...è davvero carino: non lo vedrete mai vestito allo stesso modo!

Foto di A. Ferri
7. Zinneke Pis
A Bruxelles ci sono altre statue che rappresentano persone e animali nell'atto di fare la pipì, ma io ho visto solo il cane, lo Zinneke Pis, sapendo solo dopo dell'esistenza della Jeanneke Pis, la ragazzina. La grandezza è quella naturale di un bastardino, che si ferma proprio all'angolo di una strada e alza la zampetta. E'molto naturale.

Ho visto altre due statue con i cani: una al Parco del Cinquantenario e un'altra in una pizzetta vicino alla Stazione Centrale. Mi è sembrata un'attenzione meritata per i migliori amici dell'uomo.

Foto di A. Ferri
8. I murales a fumetti
Alzate la testa, perchè poco lontano dal Manneken Pis, inizia l'itinerario dei murales a fumetti, che spuntano, insospettabili, sulle facciate di case seriose e grigie. Bruxelles è infatti la città del fumetto ed esiste anche un museo a tema, ma se non avete voglia di stare al chiuso, questa passeggiata fa per voi.

Quello di Lucky Luke dovrebbe essere l'opera più grossa, ma altri eroi dei fumetti regalano un sorriso, come Tin Tin e Asterix e Obelix. Il progetto è iniziato nel 1991 e ogni anno si arricchisce con opere nuove. Vi consiglio di scaricare la mappa dal sito dell'Ufficio del Turismo, nella quale sono elencati tutti i muri dipinti.

9. Birra e moules frites
Delle patatine ho già parlato, ma le cozze accompagnate da questo contorno sono il piatto tipico del paese. E'un must, non gli scampa, a meno che...come me, non siate appassionati di cozze e cercate un escamotage per evitarle, senza rinunciare alla cucina tradizionale.

Noi abbiamo scelto Chez Léon, un ristorantino che ci ha sorpreso. Innanzitutto era l'unico senza i cartelli dei menù turistici in questa stradina parallela al corso principale e poi appena si entra si ha l'impressione di arrivare in una casa storica, con tanto si scale di legno scricchiolanti.

Abbiamo cenato al primo piano e abbiamo ordinato cozze fritte e un pomodoro ripieno di gamberetti: tutto era davvero molto gustoso e siamo uscite con la pancia piena. Non abbiamo rinunciato alla birra della casa. Non si può passare da Bruxelles senza degustare un'ottima birra!

Un altro pregio del ristorante, che al mio ritorno, ho scoperto essere il capostipite di una catena internazionale di ristoranti specializzati in cozze, è che si trova a due passi dal Delirium Café, il pub della famosa birra con l'elefantino rosa.


10. I puffi
Non tutti sanno che il Belgio è la patria dei Puffi e ovviamente potete visitare anche il Villaggio tematico oppure comprare un souvenir al negozio puffoso. Io mi sono accontentata di una foto ricordo sotto la grande statua che si trova vicino alla Stazione Centrale.

Peyo, il loro creatore, era di Bruxelles e il racconto della nascita delle piccole creature blu mi fa un po'pensare allo spirito di questa città così particolare. Si racconta infatti che per farsi passare una saliera, Peyo disse a un amico "Passami quel puffo!", inventandosi una parola che ricordasse la forma dell'oggetto. L'altro gli rispose "Ecco il tuo puffo, poi ripuffalo al suo posto!" e per uno scherzo, per un gioco, nacquero i Puffi, personaggi amati da bambini di tutte le età.

Booktrack del viaggio: Igiene dell'assassino di Amélie Nothomb, una simpatica e nera scrittice belga