mercoledì 1 giugno 2016

Mirabilandia: la mia prima volta

Comincio subito con due precisazioni. La prima è che era la mia seconda volta a Mirabilandia, ma la prima è persa tra i ricordi di una gita di scuola elementare, fatta ad un mese dall'apertura del parco: era tutta un'altra cosa.

La seconda è che le foto sono di pessima qualità, ma il cellulare è rimasto chiuso nell'armadietto con il resto dello zaino e le immagini rubate fugacemente non sono uscite granchè bene. Comunque, dopo questo mio eccesso di onestà, procedo con i consigli pratici.

Innanzitutto, sono contenta di aver visitato il parco in un week end di metà maggio. Il caldo era sopportabile e le file scorrevoli. Se però scegliete di andare d'estate, non dimenticatevi dosi massicce di protezione solare e di calma zen, oppure il Flash pass, che vi permette di avere accesso diretto alle attrazione alla cifra di 20€ circa (ci sono diverse tariffe, agevolate per le famiglie).

Un altro lato piacevole è stato il costo del biglietto. Abbiamo optato per la formula ingresso (valido per 3 giorni) e hotel (1 notte) a 50  € a persona. Le tariffe salivano se si prendevano alberghi di categoria superiore o più vicini a Mirabilandia, ma devo dire che la nostra scelta sull'Hotel Rosa di Gatteo Mare è stata azzeccata.

Una volta entrati nel parco, vi consiglio di controllare la data di inizio e il luogo dello spettacolo che volete vedere e poi procedere nel giro di giostre. Ce ne sono per i bimbi e per gli adulti: le ho provate un po' tutte e Dinoland è stata la zona più caratteristica.

Siamo partiti dalle attrazioni d'acqua: il Niagara, il Raratonga, il Rio Bravo. Si ride, ci si diverte, si scherza con i vicini di canotto, si combatte a schizzi d'acqua: insomma, se avete un costume sotto la maglietta è di sicuro un punto a vostro favore. In questi casi, è prezioso il deposito degli zaini all'ingresso del parco. E'a pagamento, ma vi permetterà di fare i vostri giri senza troppi impicci.

Siamo poi passati al Katun e all'iSpeed per gli amanti del brivido: se il primo impressiona per il senso di vuoto, del secondo vi resterà in mente la velocità. Non sono riuscita a salire sul Divertical: lo ammetto, sono un po'fifona.

Abbiamo anche provato altri giochi di tutti i tipi: dal Raptotana al Reset, dal MonoSauro al Master Thai. La spiaggia non era ancora aperta ed una zona era chiusa per ampliamento.

Un altro punto fondamentale: il cibo. Inutile dire che tutti i locali son presi d'assalto all'ora di pranzo e i prezzi non sono proprio economici. Devo essere onesta: il primo giorno ho scelto la sana vecchia opzione "pranzo al sacco", mentre il secondo ho optato (lo confesso) per il Mac Donald's, dove i prezzi sono quelli della catena.

In questo periodo dell'anno, il parco chiude alle 18 e così abbiamo raggiunto senza problemi Gatteo a Mare, che fuori stagione è un po'deserta: alle 22 non c'era nessuno per strada. Siamo riusciti comunque a divertirci, una volta sistemati in albergo.

L'Hotel Rosa si trova vicino alla piazza centrale ed è un po'vecchio stampo, ma è molto pulito e la colazione offre un'ampia scelta di bibite, torte e affettati. La camera non era molto grande, ma aveva un bel terrazzo e per una sola notte, siamo rimasti soddisfatti. 

Il parcheggio era un po'scomodo e per strada, come in tutte le località della Romagna, si fatica a trovare un posto libero. Se fate tardi, ricordatevi di chiedere le chiavi: la reception non fa servizio notturno.

Abbiamo raggiunto a piedi la pizzeria Orfeo, dove siamo stati trattati con molta cortesia e gentilezza, prendendosi cura della nostra amica celiaca, per cui hanno cucinato un filetto a parte. Noi abbiamo provato le pizze, sottili e gustose.

Dopo una breve sosta alla gelateria C'era una volta (gelati buonissimi e proprietario amichevole), ci siamo fermati in un locale a prendere una birra. Il posto era arredato con cura: pianticelle fatte con tappi di sughero e fiori di carta stampata, tavoli e sedie in legno elegante... non a caso il nome è un po'aristocratico, Schopenauer.

Non aveva niente a che fare con il filosofo nichilista la ragazza al bancone, che ci ha spillato la birra e si è trattenuta in chiacchiere. Deve essere carino anche per mangiarci, ma non posso garantire sul cibo.

Insomma, questo mio corto fine settimana, mi ha fatto ritornare un po'bambina e mi ha fatto ancor più apprezzare quello che amo della Romagna: il piacere di stare insieme.

giovedì 19 maggio 2016

I due marmocchi, tortelli low cost a Prato

Avete mai assaggiato tortelli fatti a mano? Io, da buona fan della pasta ripiena, ne vado matta e il posto che preferisco per mangiarli è da I 2 Marmocchi a Montemurlo, a pochi chilometri dal centro di Prato.

Ci sono andata diverse volte, non sono mai rimasta delusa e sono uscita sempre a pancia piena. Il posto non è proprio chic, ma l'ambiente è carino e molto giovanile, adattissimo per cene di gruppo. Conviene infatti prenotare perchè si rischia di trovare pieno, anche nei giorni feriali.


La formula che preferisco è quella di antipasti misti e misto di tortelli, con dolce finale: lasciatevi spazio per il dessert, che è sempre molto buono. Dicono che anche la pizza sia saporita e croccante, ma non l'ho mai provata.

L'antipasto misto è comunque molto semplice, composto da covaccini con salse e salumi, mentre i tortelli si scelgono. Consiglio le mezze porzioni per cominciare e non potete perdervi i burro e salvia. Se capitate una sera in cui nel menù sono previsti anche i tagliolini al tartufo, provateli, perchè sono davvero gustosi.

Comunque la pasta è fatta a mano e la quantità abbonda. Fidatevi dei camerieri per ordinare!

Eccoci al conto e qui rimarrete sorpresi: anche se vi sembrerà di aver ordinato per un reggimento, il prezzo a persona è abbastanza contenuto e di solito si aggira sui 20€, comprensivi di vino, acqua e caffè.

lunedì 2 maggio 2016

Venezia in un'ora

Premessa necessaria: non sono qui a dirvi che Venezia è visitabile in un'ora, se volete davvero carpirne l'essenza. Il silenzio del ghetto, l'azzurrognolo delle calli nascoste, la meraviglia che si prova ad entrare in Casa Guggenheim, la Punta della Dogana da cui ci si riempie gli occhi di... Venezia.

Venezia non è una città, è un posto. E'sporca ma elegante, ci sono panni stesi alle finestre e negozi da multimilionari, è famosa per il Carnevale ma anche per festival culturali, come quello del Cinema e la Biennale... insomma Venezia rifugge da ogni catalogazione.


Quello che è sicuro è che è fatta a forma di pesce e se volete scoprirla per bene, l'ideale è camminare: dalla stazione in poi è tutto un saliscendi di ponticini e vicoletti. Tiziano Scarpa con il suo Venezia è un pesce sarà un'ottima guida per la vostra visita: non raccomanda posti buoni per mangiare o negozi in cui comprare prodotti tipici, ma racconta come si vive da veneziano, cosa si mangia, cosa si racconta, cosa si tramanda. E'un libretto interessante e si legge volentieri.

Se invece, come è capitato a me l'ultima volta, avete proprio poche ore per visitare il pesce lagunare, non vi preoccupate: scarpe comode, macchina fotografica al collo e organizzazione. 

Allora, innanzitutto bisogna decidere come arrivare. Abbiamo optato per il Terminal Fusina, dove si può lasciare la macchina e raggiungere il centro città via mare con 13€. Si trova nella zona industriale e il parcheggio è proprio adiacente al camping omonimo. Tenete presente che la partenza è oraria e che occorrono circa 20 minuti per arrivare a destinazione.


Ne abbiamo approfittato per mangiare Al Batel, un barretto affollatissimo vicino al terminal. Abbiamo preso due panini con carne e melanzana, due pizzette, due spritz, acqua e caffè, spendendo circa 16€. La proprietaria parla dialetto e quello che abbiamo mangiato era molto buono.

Aspettando la nostra imbarcazione, ci siamo rilassati in mezzo alla gente del posto, che si era portata da casa sdraio e asciugamani per poter prendere il sole in relax. 

Una volta in mare, il contrasto tra la zona industriale e il centro è evidentissimo e man mano che ci si avvicina alla fermata Zattere, si può osservare un altra differenza tra la Sacca Fisola, zona tranquilla e residenziale, e il sestiere di Dorsoduro, con l'Università Ca'Foscari e la Chiesa di Santa Maria del Rosario, davanti alla quale sbarchiamo.


A questo punto, ci siamo addentrati in Campo di Sant'Agnese, che sembrava una piazza provenzale alla luce del sole primaverile. Ci siamo diretti verso il Ponte dell'Accademia, dove la folla si è moltiplicata: ristorantini turistici, gondole con sedute a forma di cuore, reflex che scattavano la tipica foto del Canal Grande e verso l'insolita mostra contemporanea a Palazzo Cavalli Franchetti.

Ci siamo destreggiati tra vicoli pieni di negozi di miniature, profumi, maschere e ventagli fino ad arrivare alla spettacolare piazza San Marco. Ogni tanto fermatevi però perchè per quanto possa essere splendida la piazza con i suoi ori e i suoi colonnati, il fascino di Venezia secondo me risiede nei vicoletti, nelle finestrelle arabeggianti, nei giardini nascosti. 


Il Palazzo del Doge, il Ponte dei Sospiri per poi entrare nella hall dell'Hotel Danieli: si può fare senza essere cacciati e ne vale la pena, perchè sembra di entrare in una grande alcova da mille e una notte, con tende e decorazioni auree.

Si torna indietro, oltrepassando un minuscolo giardino pubblico; la direzione questa volta è la gondola traghetto a Santa Maria del Giglio, che ci ha permesso di attraversare il Canal Grande con la tipica imbarcazione a soli 2 €. Se ne volete sapere di più, leggete il post sulle gondole low cost.

Siamo passati davanti al Peggy Guggenheim e abbiamo proseguito verso la fermata Zattere gustandoci il quartierino di artisti e designer. Non lontano infatti si trova anche l'Accademia delle Belle Arti.

Una volta arrivati al terminal, ci è rimasto il tempo di una cartolina. 
Durata dell'itinerario: un'ora garantita! Dalle 14.20, quando siamo scesi alle zattere, alle 15.30, quando abbiamo ripreso il traghetto verso Fusina.

Non ci credete? Provare per credere! :P

lunedì 29 febbraio 2016

W.O.K: mangiare asiatico (e light) all'outlet di Barberino

Finalmente sono riuscita a pranzare da W.O.K, un locale di cucina asiatica all'interno dell'outlet di Barberino di Mugello. Ci avevo preso per caso un aperitivo qualche mese fa e ne ero rimasta piacevolmente sorpresa.

Con una spesa di circa 10€, ci siamo trovati davanti un vassoio con una porzione abbondante di riso con gamberi e pollo, ravioli, involtini, samosa e due bicchieri di prosecco. I prezzi ci sono sembrati buoni e la qualità del cibo anche.


Per pranzo abbiamo scelto dal ricco menù, che propone piatti unici e stuzzichini, tipici della tradizione giapponese, thailandese, indiana.. Un pad thai e un chow mein ci sono costati poco meno di 9 € l'uno e i ravioli 3.90€ a porzione. 

Onestamente, i prezzi non sono bassi, ma tutto era buonissimo e le quantità per niente scarne. 

Una volta pagato, viene consegnato una sorta di beeper circolare che si accende e suona nel momento in cui le ordinazioni sono pronte. Ricordatevi di chiedere le salse (di soia, agrodolce e piccante) che vengono date a parte e su richiesta.

Il locale è piccolo ma le pareti sono molto carine e sebbene fosse pieno di gente, l'atmosfera era tranquilla, a differenza degli altri punti ristoro dell'outlet. Con la buona stagione, si può anche mangiare all'aperto. 


Ultimo punto di forza i light dishes, contrassegnati dal tagliando "meno di 500 cal!", adatti a chi non vuole rinunciare al gusto e allo stesso tempo, tiene d'occhio la linea. Oppure a chi, come me, se la racconta, non si sente in colpa di mangiare cibi light e anzichè ordinare un piatto ne ordina 2: "tanto non fa ingrassare".

E' il posto dove ho mangiato meglio nell'outlet mugellano e di sicuro merita una visita, anche solo per il convenientissimo aperitivo.

lunedì 4 gennaio 2016

Asmana Wellness World a Firenze: sì o no?

Da quando ha aperto la scorsa estate, l'Asmana Wellness World di Campi Bisenzio, a pochi chilometri da Firenze, ha fatto parlare di sè. Innanzitutto è il primo vero centro benessere della zona e poi ha da subito vietato l'accesso ai minorenni, per garantire il dovuto relax ai suoi clienti.

La scelta è stata subito oggetto di critiche, ma ha subito dato un'idea dell'ambiente che è l'Asmana. La tranquillità in effetti non manca, ma devo ammettere di esserci andata sempre di mattina, in giorni lavorativi. 

La location è davvero molto bella: nessun particolare è lasciato al caso. Gli arredi sono curati, orientaleggianti e ogni stanza è caratterizzata. Raggiungerla è poi facilissimo, per la sua vicinanza a una delle strade di maggiore collegamento della zona, e il parcheggio è davvero grande. 

Una volta arrivati, si entra in una hall che sembra l'ingresso di una villa padronale. Ho sempre scelto il ticket a 20 € per l'ingresso di 2 ore (ogni mezz'ora in più costa 1€ fino al raggiungimento del full day di 29€). Se ci andate nel fine settimana c'è un aggiunta di 3€. I trattamenti ovviamente sono a parte e prenotabili.

A questo punto vi viene dato un braccialettino personale e numerato con cui aprirete il vostro armadietto e accumulerete le consumazioni al bar o al ristorante: pagherete tutto all'uscita. I prezzi sono abbordabili e il menù prevede un'ampia scelta di piatti. Inoltre il venerdì dalle 19 alle 21, con 16€ si può accedere alle piscine e fare un aperitivo con buffet.

Le piscine sono grandi e quella interna è collegata con quella esterna: ci sono giochi d'acqua e punti in cui si può godere dell'idromassaggio. Il bancone del bar si affaccia proprio sull'acqua ed è stato bello sorseggiare il mio drink, senza dover uscire. La temperatura è superiore ai 30°.

Nella grotta, invece, il clima cambia: oltre a una vera propria pioggia monsonica (molto scenografica, a dire la verità), si può anche fare un sempre salutare percorso Kneipp.

Le saune zen e delle erbe sono interne e nella seconda, ho anche assistito a uno spettacolo di ventilazione di olii essenziali (il programma degli eventi quotidiani è consultabile su una grande lavagna, vicino al punto informazioni). La wine sauna, una grande botte, è invece esterna ed è, secondo me, la più affascinante.

L'hammam è molto intimo ed è composto da diverse stanzette: dal tepidarium al bagno sensoriale fino alla stanza della schiuma per poi accedere alla grande vasca ottagonale. 

Per accedere alle diverse saune e bagni, si passano corridoi ricchi di alcove relax: a voi la scelta! Ce ne sono davvero tante. Le più particolari sono Sognando nel fieno, in cui ci si riposa in un'atmosfera a dir poco campestre, e Dormendo sull'acqua, dove ci si stende su materassi ad acqua.

Anche la foresta di bamboo merita un passaggio. Purtroppo non ho foto degli interni: i cellulari sono proibiti. 

Allora, la domanda iniziale era Asmana sì o no e a questo punto devo dare la mia opinione. Asmana sì, ma senza grandi pretese: non è di sicuro il centro benessere più bello che abbia mai visitato e chi lo ha frequentato nel fine settimana, si è lamentato comunque di una certa confusione. Il pregio più grande è quello di essere unico nella zona ed è ottimo per un dopolavoro romantico.