lunedì 17 novembre 2014

Incontri di viaggio in treno

Quando si va in viaggio, si è più favorevoli alla conoscenza, alla chiacchiera con il passeggero vicino, alle nuove conoscenze. Questo succede di più se si viaggia da soli oppure se il fine ultimo del nostro viaggio è proprio incontrare qualcuno ;)

Il posto dove riesco meglio a socializzare è il treno. Nonostante mi accomodi stretta stretta nel mio seggiolino, con l'immancabile libro in mano, sono un asso nell'attaccare conversazioni che mi permettano di passare in serenità il viaggio. Di solito, riesco anche a finire il libro, nelle tratte più lunghe.

Insomma, Trenitalia ci dà tutti gli agganci possibili per intavolare conversazioni: ritardi eccessivi, odori inconsueti, annunci di allarme bomba, stipamenti di carne tra gli scompartimenti in maniera caotica. La mia natura di sindacalista mancata ci va a nozze.

Eppure questo fine settimana è stato l'autobus il luogo dell'incontro. Il primo in realtà con uno degli autisti più cafoni con cui abbia mai avuto a che fare, di quelli che parlano in dialetto per non farsi capire dai turisti e non sorridono nemmeno se fossero colpiti da paresi.

I brutti incontri mi hanno fanno innervosire lì per lì, ma poi tendo a dimenticarli. Infondo anche noi potremmo essere dei compagni di viaggio molesti per il nostro vicino di viaggio, senza saperlo.

Il secondo invece è stato con una vicina di posto, che mi ha fatto anche riconsiderare con pietà il povero turista. Infatti, quando si chiacchiera in viaggio, si parla della vita, della nostra vita, del motivo che ci ha spinto a fare quello spostamento.

Ed ecco che la signora, che sarebbe potuta essere mia madre, mi ha snocciolato una lezione di filosofia con linguaggio garbato e forbito: mi ha raccontato del suo punto di vista rispetto alle sfortune del viaggio (che poi sono le sfortune della vita).

Dopo aver subito un furto e un incidente nei giorni passati, mi spiegava con calma come lei pensasse che mantenere un atteggiamento razionale era la risposta a tutto. "A cosa serve impanicarsi? Mi hanno derubato, ma io la mattina mi sveglio e mi guardo allo specchio con serenità, consapevole di aver offerto una cena ad un poveraccio".

Sono quegli incontri che un po'dentro ti rimarranno. Come quella mattina in un regionale diretto a Bologna, mi misi a parlare dell'esistenza di Dio e della Comunità Europea con un dottore senegalese, che nel nostro paese non lavorava. Come quella domenica pomeriggio, in cui condivisi i miei obiettivi e i miei sogni con una studentessa marchigiana diretta a Milano. Come quella volta in cui passai un pomeriggio a fare la sardina tra due sedili con una cameriera veronese che mi fece ridere per tutto il tragitto e mi salutò con due baci sulla guancia.

Per una volta...grazie Trenitalia!

giovedì 13 novembre 2014

Marostica, la città degli scacchi: consigli pratici

Marostica è una cittadina in provincia di Vicenza, a pochi chilometri da Bassano del Grappa. La periferia piena di fabbriche, il centro storico protetto da mura: ecco come si presenta al primo impatto. Non ci vuole molto tempo per visitarla, ma una sosta ne vale davvero la pena e vi racconto perchè mi è piaciuta tanto.

Innanzitutto, è famosa per essere la "città degli scacchi", per la tradizionale partita con pedine viventi in costumi storici, che si celebra ogni 2 anni, a settembre, nella piazza principale dal 1923. Si pensa che lo spettacolo abbia origine da un'usanza rinascimentale, ma non ci sono testimonianze storiche che lo provino.

Fatto sta che osservando le fotografie, mi è venuta proprio voglia di assistere a quest'evento che sembra essere molto suggestivo e Marostica in autunno è proprio bella, come lo è la Piazza degli Scacchi, con la sua scacchiera gigantesca. 

Purtroppo le foto non rendono giustizia: la serata piovosissima non ha facilitato gli scatti, ma ci si rende conto della serenità del posto. Palazzi storici ed eleganti, portici illuminati e tranquillità,
nonostante bar e ristoranti fossero pienissimi.

Abbiamo infatti faticato a trovare posto nella tradizionale Osteria Madonnetta: conviene prenotare, perchè merita assolutamente. Per noi, ha interceduto il proprietario del bed and breakfast nel quale alloggiavamo e abbiamo trovato posto in primissima serata, sebbene il locale fosse al completo.

Il posto è storico, la trattoria ha aperto nel 1904 e i suoi 110 anni se li porta bene addosso: ogni angolino nasconde un tesoro del passato e se alzate la testa, ci sono pannelli fotografici, che immortalano le principali notizie italiane di questo secolo talmente pieno di eventi.

E'un locale che ancora oggi fa storia: al nostro arrivo, un gruppo di vecchietti col bicchiere in mano parlava del più e del meno fuori dalla porta principale, poi abbiamo condiviso il tavolo con delle simpatiche turiste americane. Insomma: tutti passano di qui. Si dice persino che fosse il posto preferito di Hemingway, nella zona come cronista di guerra.

Si mangia benissimo e per una patita dei formaggi come me è stato quasi un obbligo prendere l'Asiago: stagionatissimo di fianco alla soprassata del posto e fuso insieme al radicchio rosso trevigiano nell'ottimo timballo.


Baccalà alla vicentina e fegato alla veneziana hanno completato la nostra cena veneta, che si è conclusa con il Maccafame, chiamato anche Putana, un dolce povero tradizionale, che mi è piaciuto un sacco. Consiglio il vino sfuso, più economico e ugualmente buono, e non potete perdere il ciliegino, che in realtà ci ha offerto il simpatico gestore.

E'un liquore realizzato dall'Osteria con un altro prodotto tipico: la Ciliegia di Marostica igp, rossa e con una polpa molto soda. Non era stagione per assaggiarne il frutto, ma in maggio- giugno non mancano le sagre a tema.

Il proprietario del Bed and Breakfast Marostica, nel quale alloggiavamo, non si è risparmiato in consigli sulle cose da vedere in zona, su come arrivarci, su cosa mangiare e su cosa bere. La sua simpatia e disponibilità ci sono state davvero utili e hanno reso il nostro soggiorno di una notte davvero piacevole. Era anche toscano come me! :)

Il b&b si trova in una zona residenziale, ma vicina al centro storico. La villetta è stata da poco restaurata e arredata con stile: bellissimo il mappamondo antico che si trova di fianco alla sala colazioni. Tanto materiale informativo e colazioni personalizzate.

I nomi delle camere si rifanno alla partita di scacchi e su di ogni porta si trova la foto del personaggio a cui è associata. A noi era capitata la camera della Regina, nei toni del bianco e del nero, arredata in maniera minimale e funzionale, con foto d'epoca alle pareti. Un piccolo terrazzino si affacciava sul campo di fronte e sebbene fosse all'ultimo piano, il signor Alessandro mi ha portato la valigia in stanza: una gentilezza rara.


Il posto macchina è interno e si può usare anche una piccola palestrina. L'idea è anche quella di allestire una zona wellness con idromassaggio nel giardinetto e sauna: un motivo in più per ritornarci. Dimenticavo: fate attenzioni alle illuminazioni, davvero particolari!

Spesa nella media: 60€ a notte.

Sempre su consiglio di Alessandro, siamo andati a vedere il Castello Superiore, raggiungibile anche con una passeggiata di una ventina di minuti, ma vista la pioggia battente, abbiamo desistito. La particolarità è che la costruzione si collega al corrispondente della parte bassa, grazie a una cinta muraria che abbraccia la rocca e il centro a valle.

Risalendo con la macchina, si possono vedere le mura nascoste tra la boscaglia fino ad arrivare in cima al colle, dove oltre ad un ristorante e ai ruderi storici, non c'è nient'altro. Passeggiare sulle antiche mura è stato emozionante e lo sarebbe stato ancora di più se non ci fosse stata tutta quella nebbia, che nascondeva il panorama, ma rendeva tanto inglese l'atmosfera.

giovedì 6 novembre 2014

La casa di Freud a Vienna: perchè visitarla

Che crediate o no nella psicoanalisi, Sigmund Freud è uno dei padri dell'uomo moderno: è innegabile. A cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, ha fatto parte della schiera di intellettuali e artisti che rese Vienna uno dei fulcri della civiltà contemporanea.

Le avanguardie e le nuove discipline mettevano in luce il dramma dell'esistenza umana, protesta verso sicurezze a cui non riusciva più ad appigliarsi nel mondo, che si stava preparando alle Grandi Guerre. E' stato proprio Freud, nella sua corrispondenza con Einstein, a prevedere un conflitto globale che avrebbe annientato la terra.

Ecco perchè, pur non abbracciando in toto le sue teorie, ho voluto rendere omaggio a questo grande personaggio, visitando la sua casa viennese, in Berggasse, aperta dalle 10 alle 18, tutti i giorni. Il biglietto intero costa 9€, con riduzioni per studenti e bambini e con circa un euro in più si può partecipare ad un tour guidato.

La prima cosa che mi è piaciuta è stata quella di avere modo di visitare un quartiere di Vienna, fuori dal centro (anche se io l'ho raggiunto a piedi, senza problemi) e poco turistico. A parte i tipici palazzi eleganti con cortili interni, si potevano vedere le vetrine di bistrot alla parigina, di negozietti etnici e di qualche libreria. Un posto tranquillo e residenziale, insomma.

Ed infatti in Berggasse, al civico 19, ci si accorge di essere arrivati al Museo, grazie all'insegna Freud, altrimenti sembrerebbe di entrare nell'ennesimo palazzetto signorile. Non aspettatevi una reggia: Freud è stato famoso all'epoca come oggi, ma non viveva nel lusso ed è stato costretto ad abbandonare l'abitazione- studio nel 1938, in seguito alle leggi naziste.

La stanza che mi ha colpito di più è stata la sala d'aspetto, ricca di statuette antiche, che lo psicoanalista collezionava. E'stata ricostruita grazie all'aiuto di Anna, la figlia minore, che ha contribuito anche all'allestimento dell'esposizione permanente, comprendente lettere, fotografie e libri appartenenti alla famiglia.

Oggi è sede anche di mostre permanenti, sia di arte contemporanea sia di tematiche riguardanti Freud stesso, ed il sito web del Museo è costantemente aggiornato al riguardo. Ma è l'atmosfera che vi si respira a renderlo interessante e forse questa "contaminazione" con altro disturba un po' dall'argomento per cui si va in pellegrinaggio alla famosa casa.

E'vedere Freud nelle foto come uomo e come padre, passeggiare tra gli scaffali della sua libreria, sostare nella stanza in cui lo aspettavano i suoi pazienti e collaboratori, ritornare indietro in quell'epoca così piena di vita, a rendere la casa così affascinante.

mercoledì 5 novembre 2014

Fenicotteri a Milano

In questa giornata grigia e piovosa, avevo bisogno di un po'di colore e mi è capitata sotto gli occhi questa foto scattata nella plumbea Milano, che però è piena di tinte: lo specchio d'acqua, il verde di un giardino, il rosa dei fenicotteri.

Eh sì, perchè a Milano non mancano neanche quelli. A due passi da Corso Venezia e dalla fermata Metro Palestro, potete trovarli in un giardino nascosto in via Cappuccini 9. E'incredibile la quiete che si respira in questa via, soprattutto se paragonata al poco distante Corso Buenos Aires, meta prediletta per i fashion addicted!

Il giardino è quello degli Invernizzi, quelli che producono mozzarelle, crescenze e il mitico formaggino Mio. I fenicotteri sono i loro "animali domestici", arrivati nel nostro paese dal Cile e dall'Africa, negli anni Ottanta, quando l'Italia aderì alla convenzione per la tutela degli animali domestici.

Da allora, hanno ricreato il loro habitat nella residenza privata degli Invernizzi, riproducendosi e vivendo in questa oasi di benessere placidi e beati. In effetti si tratta di un parco extralusso e datevi un'occhiata: tutti i palazzi e le case dei dintorni lo sono!

Anche i fenicotteri si sono abituati a viverci...quasi quasi potrei farlo anche io! ;)


Dimenticavo... non si può entrare nel giardino, ma fare i voyeur è legittimato: affacciatevi alle grate dei cancelli e osservate per un po' i fenicotteri che si aggirano per i prati, fanno il bagno e giocano tra loro. Vi sembrerà di essere in viaggio in un paese lontano.

martedì 4 novembre 2014

Osteria Belvedere, mangiare a San Leo

Non è la prima volta che provavo la cucina dell'Osteria del Belvedere a San Leo e non ne ero mai rimasta così tanto entusiasta, però questa domenica mi sono ricreduta. Vi racconto innanzitutto le perplessità che avevo.

E'un posto sempre pieno, sebbene la sala al piano terra, in stile rustico, sia molto grande. Questa volta ho invece pranzato al primo piano in una stanzetta, che assomigliava tanto al salotto dei miei bisnonni. D'estate c'è anche la possibilità di mangiare fuori, ma l'arietta di San Leo è sempre bella fresca.

Avevo poi ordinato un piatto di passatelli asciutti, che mi erano rimasti davvero impresso in maniera negativa. Ho scoperto che è un problema mio: per me è i passatelli in brodo sono imprescindibili. Non mi piace il brodo senza passatelli e non mi piacciono i passatelli senza brodo.

Lasciando perdere le mie turbe, l'Osteria, che è anche bar e affittacamere, è davvero molto carina e vicina al giardino del Belvedere, dal quale si gode di una bella vista sui calanchi della Valmarecchia e sulla rocca, che fu la prigione di Cagliostro.

La cucina propone piatti del giorni, oltre al menù fisso, con prodotti locali e inutile dire che sono delle vere e proprie gioie per i bongustai: prosciutto di Carpegna, tartufo, formaggio di Fossa. Potete però anche optare per la pizza, che non ho mai assaggiato.

Oltre a un piatto di crostini caldi farciti con formaggi, salsicce e verdure, abbiamo preso due primi: tagliatelle al sugo di cinghiale e strozzapreti con pendolini, salsiccia e funghi. Tutti i tipi di pasta sono fatti a mano e questa volta devo dire che mi sono davvero goduta la prelibatezza del piatto.

I prezzi sono nella norma e il servizio svelto. Consiglio di prenotare, perchè trovare posto è sempre difficile e se avete voglia di visitare il borgo, è un ottimo nome per assaporare le bontà della Valmarecchia. 

Ho visto passare dei piatti di carne succulenta: dovrò tornarci a provarli.