Nella splendida cornice del complesso del Vittoriano a Roma, si può visitare la mostra di Giovanni Boldini fino al 16 luglio. L'ambientazione vale già una visita: salire quelle scale imponenti, entrare in un museo talmente pieno di storia e osservare dalle finestre la vista dei fori romani basta come esperienza.
Giovanni Boldini poi è uno dei miei italiani preferiti. Innanzitutto perchè i suoi quadri mi hanno sempre fatto sognare: ritraeva donne vere, non bellissime, con nasi storti e qualche chilo in più. Erano però tutte eleganti e aggraziate, vestite di abiti meravigliosi e con una dignità nello sguardo, che le rendeva le protagoniste indiscusse della Belle Epoque.
Boldini poi mi è sempre rimasto simpatico: questo piccoletto romagnolo, alla conquista della Parigi artistica, sempre ritratto con un sorriso beffardo e furbetto. Doveva essere affascinante per le donne che lo conoscevano.
Avevo già visto una mostra a lui dedicata alla Terme di Montecatini, ma i quadri, tutti di grandi dimensioni, erano pochi.
In questa mostra invece, si ripercorre con precisione la vita dell'artista, dalle sue prime opere, a quelle di chi lo ha influenzato maggiormente. L'audioguida gratuita aiuta a ricostruire i suoi periodi.
Ovviamente il Ritratto di Donna Franca Florio rapisce: è la sua opera più famosa, ma è davvero ammaliante. Però ci sono anche delle piccole chicche, che non conoscevo e che mi hanno mostrato un lato più intimista del pittore: un quadretto minuscolo ritrae una donna con il suo migliore amico, un cagnolino bianco; in un altro, una donna è dipinta a mezzo busto col seno scoperto, elegante e fiera.
Insomma, la mostra è davvero interessante. Avete ancora tempo per andarla a visitare. Il biglietto intero costa 14€ e la consiglio a chi abbia voglia di conoscere un aspetto di Italia bella.
sabato 29 aprile 2017
martedì 25 aprile 2017
Klimt Experience a Firenze
Ancora pochi giorni per visitare Klimt Experience a Firenze: la mostra infatti, ambientata nella bellissima chiesa di Santo Stefano al Ponte, è stata prorogata fino al primo maggio per il grandissimo successo di spettatori.
A due passi dal Ponte Vecchio, in una piazzetta nascosta, tutti i giorni, dalle 10 alle 19, sull'altare e sulle mura della minuscola chiesa vengono proiettate le opere di Gustav Klimt. Il sottofondo musicale è la musica classica della Vienna dei primi del Novecento, la Vienna di Klimt.
Ed è anche la storia della città mitteleuropea a susseguirsi al video: la vita accademica del pittore è il classicismo che formava gli artisti viennesi dell'epoca; il suo distaccarsi, la Secessione, viene raccontata attraverso gli edifici storici della città, progettati da Klimt stesso; l'uso dei colori, degli elementi floreali decorativi, l'uso dell'oro, l'amore per le belle donne raccontano una visione del mondo, propria della città della cultura del rinnovamento del Novecento.
Vienna era una città in decadenza: la monarchia degli Asburgo falliva dopo secoli di splendore e i cittadini si trovavano a vivere un vuoto politico e sociale, su cui rifondare un uomo nuovo. Ecco perchè in questo clima storico e culturale, fiorirono avanguardie artistiche e letterarie, ma soprattutto la psicoanalisi freudiana.
Pensavo a queste cose mentre osservavo le proiezioni sui muri della chiesa, appoggiata ad una colonna di marmo. Ci si può sedere in terra o su seggioline e si può entrare ed uscire come meglio si crede: vi consiglio di vedere tutto per riuscire a carpire meglio la storia dell'artista.
Non è certamente equiparabile al vedere le opere di Klimt dal vivo. E'però un'esperienza diversa e totalizzante, forse semplicemente un'esperienza di sensi e di emozioni.
Vale la pena? I 13 € del biglietto intero sono un po'troppo alti, ma la suggestione è tanta e la consiglio come avvicinamento all'arte per bambini e ragazzi.
martedì 8 novembre 2016
Ai Weiwei. Libero a Firenze
Ogni anno Palazzo Strozzi offre a Firenze una mostra interessante da vedere e quest'anno ha proprio fatto bingo con Ai Weiwei, artista cinese contemporaneo, da sempre al centro di polemiche. In effetti ha subito fatto parlare di sé, installando canotti arancioni sulla facciata del palazzo storico.
Lui voleva far riflettere sul problema dei migranti, i cittadini hanno gridato allo scempio. Chiunque abbia visto la sua mostra può avere la stessa reazione: o rifletti, o lo denigri. Non esistono vie di mezzo.
Le sue installazioni monumentali, le sue foto col dito medio in primo piano, i suoi ritratti fatti con i Lego dei grandi del Rinascimento sono una beffa alla società. Fanno ridere, la sua arte è composta da oggetti comuni con simbologie profonde e ci si diverte, ma pensando a questioni sociali controverse.
Ai Weiwei spesso parte dalla tradizione cinese, dalla lavorazione della ceramica, da artisti storici, dall'artigianato del legno per poi distruggere tutto e reinventare in maniera personalissima. La galleria di biciclette Forever strizza l'occhio all'opera di Duchamp, ma è uno specchio della moltitudine di bici, tutte uguali utilizzate dai cinesi e quel "per sempre" rimanda un po'all'eternità del fenomeno.
L'attenzione per la carta da parati, l'invasione dei granchi, i serpentoni di zainetti lasciano poi lo spazio, al piano interrato, a una sezione più biografica: il suo periodo newyorkese, le sue citazioni, l'utilizzo dei social nonostante la censura. Alle sue foto Instagram (il suo profilo è aggiornatissimo!) sono dedicate diverse pareti e taggandolo su una foto della mostra, mi ha anche messo un "mi piace". Lo so, fa molto groupie disperata, ma l'ho trovato pur sempre, un gesto da "persona comune".
Anche i bambini si possono divertire e si possono fare un selfie con l'artista. Fino al 22 gennaio è visitabile dalle 10 alle 20 e fino alle 23 il giovedì. Gli sconti sono tanti: consultate le opportunità di riduzioni e ticket combinati sul sito.
giovedì 13 ottobre 2016
I confetti Corsini, una tradizione a Pistoia
Come ormai saprete, mi sono sposata. Nel caos dei preparativi, uno dei dilemmi è stato la scelta delle bomboniere. I nostri intenti erano due: evitare di spendere soldi in oggetti inutili e tante volte pure brutti e offrire ai nostri invitati dei confetti, che non rischiassero di spaccare i denti al primo morso, come spesso succede.
E'stata una fortuna incontrare Giorgia, della Confetteria Bruno Corsini di Pistoia, che dal 1918 produce confetti, caramelle, il tipico Panforte Glacé e cioccolato in una delle piazze per me più belle della città, piazza San Francesco.
Parlando con lei, ci siamo goduti una degustazione vera e propria di confetti dai gusti più disparati, ognuno dei quali pensato e studiato. Si ricerca infatti l'equilibrio dei sapori nel laboratorio annesso al punto vendita e si prova e si riprova fino a che non si raggiungono le aspettative prefissate.
Abbiamo assaggiato confetti al peperoncino, all'anguria, alla violetta, allo Spritz e scelto quelli ad hoc per il nostro matrimonio, senza dimenticare la tradizione.
Non potevamo non considerare i confetti di Pistoia, prodotti dalla Ditta Corsini secondo l'antica ricetta. Sono quelli "birignoccoluti", per intenderci e i miei preferiti hanno una scorzetta d'arancia all'interno.
Nei documenti trecenteschi, si parla già di questi dolci, offerti dalla Corporazione dei Medici e Speziali alle autorità in occasione della festa di San Jacopo. Giorgia ci ha raccontato anche la storia di un confetto avvelenato che un signore della città avrebbe dato alla moglie per ucciderla e combinare un altro matrimonio di interesse.
Insomma, un confetto Corsini non è solo buono, ma racconta anche una storia. Se vi capita di fare una passeggiata per il centro di Pistoia, passateci per assaggiarne uno e assaporare un po'di storia di questa città.
Se poi, come me, vi rivolgete a loro per confettate e bomboniere per qualsiasi evento, fatevi consigliare da Giorgia: ha un gusto impeccabile! Noi siamo rimasti contentissimi: scommettere sulla qualità è stata una scommessa, che però ha ripagato. La confettata si è esaurita alla svelta e vi giuro che non sono avanzate bomboniere. Ricordatevi che i confetti sono freschi e vanno mangiati!
mercoledì 31 agosto 2016
I giardini più belli del Giappone (secondo me)
Il mito del giardino giapponese arriva anche in Italia. Ci si immaginano bonsai e laghetti di carpe, ponticelli di pietra e lanterne. Devo dire che dal vivo le fantasie non sono state deluse, ma non è il paesaggio a colpire di più.
Appena ci si avventura in un giardino in Giappone, cala un silenzio irreale e tutto si confonde: non si distinguono gli alberi secolari dagli arbusti, l'acqua si fonde alla vegetazione in un sistema così armonico che è difficile isolare ogni singolo elemento.
La calma, la pace di questi luoghi non si può descrivere. Anzi, facendolo mi sembra di banalizzare quello che si prova a passeggiare per quelle stradine ordinate.
Ci sono giardini ovunque in Giappone: nelle abitazioni e nei palazzi imperiali progettati per il piacere estetico, mentre quelli dei templi buddisti sono creati per la meditazione. Quelli che descriverò sono quelli più belli che ho incontrato volutamente o per caso nel mio viaggio.
Il primo è il Kenroku- en a Kanazawa, uno dei tre giardini più belli del paese. Il nome infatti significa "giardino che combina 6 caratteristiche", riferendosi all'armonia tra spazio, serenità, viste panoramiche, uso di acque e fontane, architettura del paesaggio.
Il giardino vanta la fontana più antica del Giappone e un alternarsi continuo di verde, laghetti, cascate. Bere il tè nella Yugao- tei è stata un'esperienza indimenticabile: ci si toglie le scarpe e si entra in questo piccolissimo ambiente, risalente al 1774. Ci si siede in terra, intorno a tavoli bassissimi e si beve un tè matcha dal sapore unico, accompagnato da un dolcetto dello stesso verde acceso.
Unica distrazione: il panorama. La saletta infatti è affacciata su una cascata che finisce in un fresco laghetto, impreziosito da un ponte di pietra grigia e una grande lanterna dello stesso materiale.
L'altro giardino è quello del Santuario della Pace Nazionale di Tokyo, lo Yasakuni Shrine, uno dei più controversi templi del Giappone, dove si celebrano tutti i caduti in guerra per l'imperatore e tra di essi si contano anche tanti nomi di criminali.
Ci siamo capitati per caso, ma il posto è davvero particolare. Un torii gigantesco vi accoglie in un viale su cui si susseguono lanterne gialle e all'interno dello spazio sacro, potete assistere (come è capitato a noi) a spettacoli di danza tradizionale, potete fumare in un pulmino anni Settanta, potete venerare le statue degli aviatori circondate da bottigliette d'acqua in onore del caduto, potete visitare il Museo della Guerra, che a noi è stato offerto gratuitamente da una signora del comitato organizzativo.
Camminando nella zona più nascosta si arriva al giardino, che è molto piccolo, ma è stato il primo che ho visto e forse per questo mi è rimasto così tanto nel cuore. E'simpatico comprare il cartoccio di cibo per le carpe e fermarsi a dar loro da mangiare.
A Kyoto poi abbiamo visitato il Palazzo Imperiale, che sorprende per la sua sobrietà fino ad arrivare al ricchissimo giardino. Tutto è perfetto, niente è fuori posto. Qualsiasi fotografia catturerà uno scorcio incantato.
Per la (noiosissima) visita guidata, è necessaria una richiesta scritta preventiva, in cui si dichiara il numero di passaporto di ogni visitatore, regolarmente controllato prima dell'inizio del tour. Il palazzo mi ha impressionato per i suoi spazi vuoti, per le sue stanze spoglie, per la grandezza dei portali, ma è il giardino la vera attrattiva.
La casa del samurai Nomura di Kanazawa nasconde lo stesso segreto: uno dei giardini più spettacolari che abbia mai visto. Sentierini in pietre, carpe gigantesche e la vegetazione che riempie uno spazio che sembra minuscolo, ma che cresce verso l'alto.
Non stento a credere che in questo posto una delle famiglie storiche della città trovasse la pace: riposa la mente, anche solo osservarlo. Informatevi sui prezzi dell'ingresso e provate i dolcetti della pasticceria vicina: imperdibili!
L'ultimo giardino l'ho fotografato da un cancello chiuso, di fianco a un tempio, nei pressi del castello di Osaka. E'il tipico giardino zen, con pietre e ghiaia, in cui le prime rappresentano la vegetazione e la seconda i corsi d'acqua. E'un ambiente totalmente meditativo, ma mi piace così tanto che ho provato a copiarlo in miniatura a casa con un bonseki (letteralmente, "rocce su vassoio") fatto da me.
venerdì 5 agosto 2016
Giappone, diario on the road
Il Giappone per me è sempre stato un sogno e non mi ha affatto deluso, sebbene mi abbia meravigliato per la sua sobrietà. Ad un primo impatto, sembrerà che il tradizionale sia stato soppiantato dal moderno.
Niente di più falso ed è proprio in questo che il Giappone trova la sua forza: nuovo e antico si sono fusi dando vita a modi di vivere, architetture, cibi del tutto particolari. È qui che il Giappone diventa una terra unica.
Durante gli spostamenti nei comodissimi treni, ho scritto i pensieri a caldo sulle tappe del viaggio, aggiungendo foto scattate di corsa col cellulare...ma quante cose ancora da raccontare!!
Tappa 1: Tokyo
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Tokyo è questo: pacchiana, assordante, menefreghista. Non cammini tranquillo per la strada, devi impegnarti a non restare indietro. Scendi dalla metro e vieni soffocato da grattacieli enormi e grigi con scritte che sembrano sempre le stesse e le stesse non saranno mai. Le vetrine si susseguono senza che tu capisca cosa ci stia dietro. A Tokyo non hai tempo e il tempo sembra essersi fermato.
Ho passeggiato negli enormi giardini dell'imperatore, mi sono seduta al Tempio della pace a vedere una vecchia signora in kimono danzare con grazia, ho dato da mangiare a delle carpe giganti, ho amato Ueno, un quartiere senza pretese ma finalmente vivibile. Un'eccezione a Tokyo.
Dalle assordanti grida stridule delle maid girl a Akihabara alle imbarazzanti bancherelle di street food da quattro soldi davanti al Tempio di Asakusa, il più grande e bello (secondo la guida) della città. Non si fuma per strada, ma ci si rintana in angusti spazi o nei locali per finire alla svelta la propria sigaretta come fosse una colpa. Non si mangia per strada, ma se cammini per Kabuchi cho nerboruti uomini di colore proporrano ai passanti strip a basso costo in locali interrati.
La mia Tokyo è una Lost in traslation, che mi ha innervosita e avvilita ma preparata a quello che sarà il resto del viaggio in Giappone.
Tappa 2: Kanazawa
La guida mi descriveva Kanazawa come di una cittadina tipica, legata alle tradizioni. Appena scesa dallo Shinkanzen proveniente da Tokyo, mi è parso di aver letto un sacco di bugie: la stazione è un'opera architettonica di vetro e legno modernissima. Invece mi sono accorta che antico e contemporaneo convivono in armonia, come lo fanno i corsi d'acqua con le strade, i grattacieli con i templi, le trattorie tipiche con i locali multinazionali.
Nel terzo giardino più bello del Giappone, il Kenrouken, mi sono finalmente rilassata, attraversando ponti circondati da ninfee e sorseggiando il tè macha in una saletta intima con vista su una cascata. Ho imparato la tradizione delle tavolette votive, che sostituiscono i cavalli, che nell'antichità venivano offerti in dono nei tempi shintoisti. Ho mangiato il curry, tipico di questa città e diversissimo da quello che siamo abituati a mangiare in Asia.
Mi sono viziata con tanti dolcetti: sfido anche i più golosi! Ad ogni angolo troverete una pasticceria. Mi sono persa in viuzze che sembravano disabitate, con qualche negozio di antiquariato e bar minuscoli in cui a stento entrava il più magro dei bambini. Ho visitato la casa delle geishe e quella di un samurai. Se la prima era davvero essenziale, la seconda mostrava una ricchezza insaspettata, soprattutto nel rigoglioso giardino interno.
Sono anche entrata nel castello bianchissimo che spicca nel panorama monotono di Kanazawa ma sono rimasta delusissima: solo stanze in legno vuote. Mi sono consolata, giocando nel parco del Museo d'arte contemporanea, che non sono riuscita a visitare perchè la coda per i biglietti era davvero troppo lunga.
La gente ride di continuo, anche se non ti capisce; i semafori sembrano cantare e la tranquillità che vi si respira è contagiosa.
Tappa 3: Kyoto
Mi avevano promesso che Kyoto sarebbe stata il pezzo forte del mio viaggio in Giappone e mi aspettavo una città fortemente storica. Capirete la mia delusione nell'approdare in una stazione futuristica, circondata ancora una volta da grattacieli che si affacciano su vialoni senza fine.
Il nostro hotel, un 5 stelle troppo pretenzioso per i nostri gusti, si trovava a pochi passi dal Palazzo dell'Imperatore. Ho scoperto dopo che il concetto di pochi passi è relativo, dopo che la mia app sullo smartphone ha dichiarato il record di chilometri camminati. Per entrare al castello serve una richiesta scritta,in cui dichiarare il numero del passaporto, per poi partecipare a una visita guidata fantozziana.
Ho provato col Museo dei Manga, consigliatissimo dalla guida. Beh, mi è venuta voglia di non comprare più niente di cartaceo. E poi, il caldo furibondo e appiccicoso, la calca di turisti impazziti e i negozi di souvenir dai prezzi improponibili.
Bene, ho odiato l'antica capitale del Giappone fino a che non ho incontrato la gente. Nelle sue viuzze strette con alberi tristi, nei vicoletti che si intrecciano sui canali, vicino al Tempio rosso di Yasaka, dove un tempo c'erano le geishe (lo ammetto, non sono riuscita a vederne neanche una).
Abbiamo conosciuto la signora che vendeva timbri, che mi ha spiegato che nel mio nome ci sono gli ideogrammi di cavallo e di amore. Abbiamo fotografato una bellissima ragazza brasiliana, vestita e pettinata come una vera giapponese, che voleva provare a portare il kimono e ha scoperto che si sente solo tanto caldo.
Abbiamo riso con i camerieri ninja al ristorante Ninja Kyoto. Abbiamo passato un'oretta in un mercato sconosciuto a chiacchierare con un venditore di takoyaki e suo padre, innamorato di Firenze. In un negozio di katane, che sembrava un museo, il proprietario ci ha riempito di dépliant sulla storia delle antiche spade. La commessa del negozio alla moda, dove ho comprato delle scarpe simili ai tradizionali tabi, si è prodigata in consigli sui modelli da provare.
Parlare a Kyoto è stata la cosa più vera della vacanza.
Tappa 4: Nara
Siamo arrivati a Nara con un treno regionale in una mattinata assolatissima e alla stazione un immenso centro turistico ci ha permesso di accaparrarci una mappa della città, visitabile a piedi. Un viale ordinato su cui si affacciano negozi si cianfrusaglie e boutique, ristorantini tutti uguali e l'immancabile museo del gufo, porta al primo templio shintoista. Niente di impressionante, ma una parte era in restauro. I giapponesi hanno una vera e propria ossessione rispetto al mantenimento di edifici vecchi e nuovi…giustamente, aggiungo io.
Si prosegue verso il parco naturale di Nara ed ecco arrivare i cervi, circondati da orde di turisti impazziti e l'immancabile venditore di mangime per animali (a me sembrava tanto un normalissimo pacchettino di cracker). Ora, a me piacciono i cervi, ci ho fatto un paio di foto e ho proseguito per la mia strada, ma la gente impazzisce: sembra che il servizio fotografico inclusivo di video diventi diventi un'urgenza impellente per grandi e piccoli.
Il secondo templio, il Todai-ji, è davvero imponente e le gigantesche statue buddiste sono davvero impressionanti. Il legno grezzo e il verde in cui è immerso lo renderebbero davvero un posto spirituale se non fosse per le bancarelle di souvenir e per i 500 yen richiesti per entrare.
La sensazione è la stessa anche nell'ultimo templio, ancor più nascosto nella natura e raggiungibile attraverso un facile sentiero costeggiato da bellissime lanterne di pietra da cui spuntano altri cervi.
Una mattinata è sufficiente per visitare Nara, fare un selfie con un cervo e completare il doveroso tour turistico, che mi ha lasciato a bocca aperta solo dopo, quando ho rivisto le foto.
Tappa 5: Hiroshima
A Hiroshima ci siamo sentiti accolti per la prima volta. Appena scesi dal treno, una donna sorridente con una gonna lunga e colorata ci è venuta incontro spiegandoci che lei era una guida volontaria. "I want to improve my English". E chiacchierando, ci ha accompagnato alla fermata del bus navetta che porta i turisti ai siti storici della città. Prima di salutarci ci ha regalato una gru, fatta da lei a origami.
Siamo scesi all'Atomic Dome, un edificio superstite, non lontano dall'epicentro della bomba. Fa impressione osservare lo scheletro di un palazzo, che all'epoca doveva essere bellissimo, in contrasto con i grattacieli ordinati, i ponti con graziose fioriere e i giardini curati dell'Hiroshima di oggi. È come una cicatrice sulla guancia di una bella ragazza nel fiore degli anni. Proseguendo verso il museo, si passano i monumenti commemorativi degli studenti, dei coreani e di Sadako, una bambina che è divenuta simbolo della tragedia.
Nel museo è spiegata la sua storia attraverso fotografie e reperti. Il monumento è solo circondato di corone di gru a origami, coloratissime e provenienti da tutto il Giappone. Sadako è sopravvissuta alla bomba atomica ma qualche hanno dopo si è ammalata. La bambina si era convinta che riuscendo a realizzare mille gru sarebbe guarita e iniziò a lavorarci utilizzando qualsiasi tipo di carta. Quelle conservate nel museo sono minuscole al confronto con quella che ci ha regalato la guida.
Abbiamo visitato il monumento commemorativo e mi sono fermata a osservare una fontana, costruita sulle macerie originali su cui è posto un orologio fermo alle8.15. C'è un silenzio rispettoso a Hiroshima.
Siamo finalmente entrati nel museo, dove senza pietismo sono raccontati i fatti alternando testimonianze scientifiche con episodi personali. Quello che si vede nelle teche è molto toccante e non viene risparmiato niente: un triciclo carbonizzato, tegole fuse, ciuffi di capelli, brandelli di vestiti da scolaro, unghie, uno scalino su cui è rimasta solo un'ombra nera… alle8.15 qualcuno vi era seduto, forse a riposarsi o a aspettare qualcuno…
Ci si rende conto della tranquillità che si doveva respirare ad Hiroshima, quella serenità che c'è ancora. Un posto come tanti. Non si capisce come tutto possa diventare un inferno nel giro di pochi minuti. E il presente diventa un passato lontano.
I giapponesi sembrano orgogliosi di Hiroshima, vogliono che il mondo ricordi quello che è successo. Intanto io mi porto a casa quella gru di carta arancione, che mi ricorderà di questa bella cittadina riemersa dalle ceneri.
Tappa 6: Osaka
Aspettavo Osaka. Aspettavo di meravigliarmi in Giappone. Ma non mi aspettavo di farlo nell'ultima parte del viaggio, perchè la tappa era stata scelta solo per gli ottimi collegamenti con i dintorni.
Osaka mi è piaciuta perché racchiude tutto quello che ho visto in Giappone e non si finge migliore da come è. Nelle strade c'è una grande confusione di gente, che però sorride, ha la pelle più abbronzata e qualche chiletto in più rispetto agli abitanti degli altri posti in cui sono stata. È infatti considerata la cucina del Giappone e patria dei takoyaki, polpettine di polpo gradevolissime.
A Osaka abbiamo mangiato bene, in localini nascosti nei mercati e in ristoranti eleganti. A Osaka c'è un castello bellissimo circondato da tanto verde, una metropolitana dal costo imprevedibile, tante ruote panoramiche, un acquario famoso e centri commerciali per tutti i gusti. C'è Amerika Mura, il quartiere americano con negozietti vintage. Ci sono templi imponenti. C'è il quartiere degli affari, vuoto fino all'ora di pranzo, quando si affolla di camicie bianche che scelgono se mangiare un ramen alla bancherella improvvisata o una porzione di sushi al supermercato attrezzatissimo. E per finire l'Umeda State Building, che ti fa ammirare Osaka a 360°.
Ci sono stata di notte e lo skyline dall'alto è mozzafiato. Mi ricorderò di Osaka così: luci e sorrisi.
mercoledì 1 giugno 2016
Mirabilandia: la mia prima volta
Comincio subito con due precisazioni. La prima è che era la mia seconda volta a Mirabilandia, ma la prima è persa tra i ricordi di una gita di scuola elementare, fatta ad un mese dall'apertura del parco: era tutta un'altra cosa.
La seconda è che le foto sono di pessima qualità, ma il cellulare è rimasto chiuso nell'armadietto con il resto dello zaino e le immagini rubate fugacemente non sono uscite granchè bene. Comunque, dopo questo mio eccesso di onestà, procedo con i consigli pratici.
Innanzitutto, sono contenta di aver visitato il parco in un week end di metà maggio. Il caldo era sopportabile e le file scorrevoli. Se però scegliete di andare d'estate, non dimenticatevi dosi massicce di protezione solare e di calma zen, oppure il Flash pass, che vi permette di avere accesso diretto alle attrazione alla cifra di 20€ circa (ci sono diverse tariffe, agevolate per le famiglie).
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Un altro lato piacevole è stato il costo del biglietto. Abbiamo optato per la formula ingresso (valido per 3 giorni) e hotel (1 notte) a 50 € a persona. Le tariffe salivano se si prendevano alberghi di categoria superiore o più vicini a Mirabilandia, ma devo dire che la nostra scelta sull'Hotel Rosa di Gatteo Mare è stata azzeccata.
Una volta entrati nel parco, vi consiglio di controllare la data di inizio e il luogo dello spettacolo che volete vedere e poi procedere nel giro di giostre. Ce ne sono per i bimbi e per gli adulti: le ho provate un po' tutte e Dinoland è stata la zona più caratteristica.
Siamo partiti dalle attrazioni d'acqua: il Niagara, il Raratonga, il Rio Bravo. Si ride, ci si diverte, si scherza con i vicini di canotto, si combatte a schizzi d'acqua: insomma, se avete un costume sotto la maglietta è di sicuro un punto a vostro favore. In questi casi, è prezioso il deposito degli zaini all'ingresso del parco. E'a pagamento, ma vi permetterà di fare i vostri giri senza troppi impicci.
Siamo poi passati al Katun e all'iSpeed per gli amanti del brivido: se il primo impressiona per il senso di vuoto, del secondo vi resterà in mente la velocità. Non sono riuscita a salire sul Divertical: lo ammetto, sono un po'fifona.
Abbiamo anche provato altri giochi di tutti i tipi: dal Raptotana al Reset, dal MonoSauro al Master Thai. La spiaggia non era ancora aperta ed una zona era chiusa per ampliamento.
Un altro punto fondamentale: il cibo. Inutile dire che tutti i locali son presi d'assalto all'ora di pranzo e i prezzi non sono proprio economici. Devo essere onesta: il primo giorno ho scelto la sana vecchia opzione "pranzo al sacco", mentre il secondo ho optato (lo confesso) per il Mac Donald's, dove i prezzi sono quelli della catena.
In questo periodo dell'anno, il parco chiude alle 18 e così abbiamo raggiunto senza problemi Gatteo a Mare, che fuori stagione è un po'deserta: alle 22 non c'era nessuno per strada. Siamo riusciti comunque a divertirci, una volta sistemati in albergo.
L'Hotel Rosa si trova vicino alla piazza centrale ed è un po'vecchio stampo, ma è molto pulito e la colazione offre un'ampia scelta di bibite, torte e affettati. La camera non era molto grande, ma aveva un bel terrazzo e per una sola notte, siamo rimasti soddisfatti.
Il parcheggio era un po'scomodo e per strada, come in tutte le località della Romagna, si fatica a trovare un posto libero. Se fate tardi, ricordatevi di chiedere le chiavi: la reception non fa servizio notturno.
Abbiamo raggiunto a piedi la pizzeria Orfeo, dove siamo stati trattati con molta cortesia e gentilezza, prendendosi cura della nostra amica celiaca, per cui hanno cucinato un filetto a parte. Noi abbiamo provato le pizze, sottili e gustose.
Dopo una breve sosta alla gelateria C'era una volta (gelati buonissimi e proprietario amichevole), ci siamo fermati in un locale a prendere una birra. Il posto era arredato con cura: pianticelle fatte con tappi di sughero e fiori di carta stampata, tavoli e sedie in legno elegante... non a caso il nome è un po'aristocratico, Schopenauer.
Non aveva niente a che fare con il filosofo nichilista la ragazza al bancone, che ci ha spillato la birra e si è trattenuta in chiacchiere. Deve essere carino anche per mangiarci, ma non posso garantire sul cibo.
Insomma, questo mio corto fine settimana, mi ha fatto ritornare un po'bambina e mi ha fatto ancor più apprezzare quello che amo della Romagna: il piacere di stare insieme.
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giovedì 19 maggio 2016
I due marmocchi, tortelli low cost a Prato
Avete mai assaggiato tortelli fatti a mano? Io, da buona fan della pasta ripiena, ne vado matta e il posto che preferisco per mangiarli è da I 2 Marmocchi a Montemurlo, a pochi chilometri dal centro di Prato.
Ci sono andata diverse volte, non sono mai rimasta delusa e sono uscita sempre a pancia piena. Il posto non è proprio chic, ma l'ambiente è carino e molto giovanile, adattissimo per cene di gruppo. Conviene infatti prenotare perchè si rischia di trovare pieno, anche nei giorni feriali.
La formula che preferisco è quella di antipasti misti e misto di tortelli, con dolce finale: lasciatevi spazio per il dessert, che è sempre molto buono. Dicono che anche la pizza sia saporita e croccante, ma non l'ho mai provata.
L'antipasto misto è comunque molto semplice, composto da covaccini con salse e salumi, mentre i tortelli si scelgono. Consiglio le mezze porzioni per cominciare e non potete perdervi i burro e salvia. Se capitate una sera in cui nel menù sono previsti anche i tagliolini al tartufo, provateli, perchè sono davvero gustosi.
Comunque la pasta è fatta a mano e la quantità abbonda. Fidatevi dei camerieri per ordinare!
Eccoci al conto e qui rimarrete sorpresi: anche se vi sembrerà di aver ordinato per un reggimento, il prezzo a persona è abbastanza contenuto e di solito si aggira sui 20€, comprensivi di vino, acqua e caffè.
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lunedì 2 maggio 2016
Venezia in un'ora
Premessa necessaria: non sono qui a dirvi che Venezia è visitabile in un'ora, se volete davvero carpirne l'essenza. Il silenzio del ghetto, l'azzurrognolo delle calli nascoste, la meraviglia che si prova ad entrare in Casa Guggenheim, la Punta della Dogana da cui ci si riempie gli occhi di... Venezia.
Venezia non è una città, è un posto. E'sporca ma elegante, ci sono panni stesi alle finestre e negozi da multimilionari, è famosa per il Carnevale ma anche per festival culturali, come quello del Cinema e la Biennale... insomma Venezia rifugge da ogni catalogazione.
Quello che è sicuro è che è fatta a forma di pesce e se volete scoprirla per bene, l'ideale è camminare: dalla stazione in poi è tutto un saliscendi di ponticini e vicoletti. Tiziano Scarpa con il suo Venezia è un pesce sarà un'ottima guida per la vostra visita: non raccomanda posti buoni per mangiare o negozi in cui comprare prodotti tipici, ma racconta come si vive da veneziano, cosa si mangia, cosa si racconta, cosa si tramanda. E'un libretto interessante e si legge volentieri.
Se invece, come è capitato a me l'ultima volta, avete proprio poche ore per visitare il pesce lagunare, non vi preoccupate: scarpe comode, macchina fotografica al collo e organizzazione.
Allora, innanzitutto bisogna decidere come arrivare. Abbiamo optato per il Terminal Fusina, dove si può lasciare la macchina e raggiungere il centro città via mare con 13€. Si trova nella zona industriale e il parcheggio è proprio adiacente al camping omonimo. Tenete presente che la partenza è oraria e che occorrono circa 20 minuti per arrivare a destinazione.
Ne abbiamo approfittato per mangiare Al Batel, un barretto affollatissimo vicino al terminal. Abbiamo preso due panini con carne e melanzana, due pizzette, due spritz, acqua e caffè, spendendo circa 16€. La proprietaria parla dialetto e quello che abbiamo mangiato era molto buono.
Aspettando la nostra imbarcazione, ci siamo rilassati in mezzo alla gente del posto, che si era portata da casa sdraio e asciugamani per poter prendere il sole in relax.
Una volta in mare, il contrasto tra la zona industriale e il centro è evidentissimo e man mano che ci si avvicina alla fermata Zattere, si può osservare un altra differenza tra la Sacca Fisola, zona tranquilla e residenziale, e il sestiere di Dorsoduro, con l'Università Ca'Foscari e la Chiesa di Santa Maria del Rosario, davanti alla quale sbarchiamo.
A questo punto, ci siamo addentrati in Campo di Sant'Agnese, che sembrava una piazza provenzale alla luce del sole primaverile. Ci siamo diretti verso il Ponte dell'Accademia, dove la folla si è moltiplicata: ristorantini turistici, gondole con sedute a forma di cuore, reflex che scattavano la tipica foto del Canal Grande e verso l'insolita mostra contemporanea a Palazzo Cavalli Franchetti.
Ci siamo destreggiati tra vicoli pieni di negozi di miniature, profumi, maschere e ventagli fino ad arrivare alla spettacolare piazza San Marco. Ogni tanto fermatevi però perchè per quanto possa essere splendida la piazza con i suoi ori e i suoi colonnati, il fascino di Venezia secondo me risiede nei vicoletti, nelle finestrelle arabeggianti, nei giardini nascosti.
Il Palazzo del Doge, il Ponte dei Sospiri per poi entrare nella hall dell'Hotel Danieli: si può fare senza essere cacciati e ne vale la pena, perchè sembra di entrare in una grande alcova da mille e una notte, con tende e decorazioni auree.
Si torna indietro, oltrepassando un minuscolo giardino pubblico; la direzione questa volta è la gondola traghetto a Santa Maria del Giglio, che ci ha permesso di attraversare il Canal Grande con la tipica imbarcazione a soli 2 €. Se ne volete sapere di più, leggete il post sulle gondole low cost.
Siamo passati davanti al Peggy Guggenheim e abbiamo proseguito verso la fermata Zattere gustandoci il quartierino di artisti e designer. Non lontano infatti si trova anche l'Accademia delle Belle Arti.
Una volta arrivati al terminal, ci è rimasto il tempo di una cartolina.
Durata dell'itinerario: un'ora garantita! Dalle 14.20, quando siamo scesi alle zattere, alle 15.30, quando abbiamo ripreso il traghetto verso Fusina.
Non ci credete? Provare per credere! :P
lunedì 29 febbraio 2016
W.O.K: mangiare asiatico (e light) all'outlet di Barberino
Finalmente sono riuscita a pranzare da W.O.K, un locale di cucina asiatica all'interno dell'outlet di Barberino di Mugello. Ci avevo preso per caso un aperitivo qualche mese fa e ne ero rimasta piacevolmente sorpresa.
Con una spesa di circa 10€, ci siamo trovati davanti un vassoio con una porzione abbondante di riso con gamberi e pollo, ravioli, involtini, samosa e due bicchieri di prosecco. I prezzi ci sono sembrati buoni e la qualità del cibo anche.
Per pranzo abbiamo scelto dal ricco menù, che propone piatti unici e stuzzichini, tipici della tradizione giapponese, thailandese, indiana.. Un pad thai e un chow mein ci sono costati poco meno di 9 € l'uno e i ravioli 3.90€ a porzione.
Onestamente, i prezzi non sono bassi, ma tutto era buonissimo e le quantità per niente scarne.
Una volta pagato, viene consegnato una sorta di beeper circolare che si accende e suona nel momento in cui le ordinazioni sono pronte. Ricordatevi di chiedere le salse (di soia, agrodolce e piccante) che vengono date a parte e su richiesta.
Il locale è piccolo ma le pareti sono molto carine e sebbene fosse pieno di gente, l'atmosfera era tranquilla, a differenza degli altri punti ristoro dell'outlet. Con la buona stagione, si può anche mangiare all'aperto.
Ultimo punto di forza i light dishes, contrassegnati dal tagliando "meno di 500 cal!", adatti a chi non vuole rinunciare al gusto e allo stesso tempo, tiene d'occhio la linea. Oppure a chi, come me, se la racconta, non si sente in colpa di mangiare cibi light e anzichè ordinare un piatto ne ordina 2: "tanto non fa ingrassare".
E' il posto dove ho mangiato meglio nell'outlet mugellano e di sicuro merita una visita, anche solo per il convenientissimo aperitivo.
lunedì 4 gennaio 2016
Asmana Wellness World a Firenze: sì o no?
Da quando ha aperto la scorsa estate, l'Asmana Wellness World di Campi Bisenzio, a pochi chilometri da Firenze, ha fatto parlare di sè. Innanzitutto è il primo vero centro benessere della zona e poi ha da subito vietato l'accesso ai minorenni, per garantire il dovuto relax ai suoi clienti.
La scelta è stata subito oggetto di critiche, ma ha subito dato un'idea dell'ambiente che è l'Asmana. La tranquillità in effetti non manca, ma devo ammettere di esserci andata sempre di mattina, in giorni lavorativi.
La location è davvero molto bella: nessun particolare è lasciato al caso. Gli arredi sono curati, orientaleggianti e ogni stanza è caratterizzata. Raggiungerla è poi facilissimo, per la sua vicinanza a una delle strade di maggiore collegamento della zona, e il parcheggio è davvero grande.
Una volta arrivati, si entra in una hall che sembra l'ingresso di una villa padronale. Ho sempre scelto il ticket a 20 € per l'ingresso di 2 ore (ogni mezz'ora in più costa 1€ fino al raggiungimento del full day di 29€). Se ci andate nel fine settimana c'è un aggiunta di 3€. I trattamenti ovviamente sono a parte e prenotabili.
A questo punto vi viene dato un braccialettino personale e numerato con cui aprirete il vostro armadietto e accumulerete le consumazioni al bar o al ristorante: pagherete tutto all'uscita. I prezzi sono abbordabili e il menù prevede un'ampia scelta di piatti. Inoltre il venerdì dalle 19 alle 21, con 16€ si può accedere alle piscine e fare un aperitivo con buffet.
Le piscine sono grandi e quella interna è collegata con quella esterna: ci sono giochi d'acqua e punti in cui si può godere dell'idromassaggio. Il bancone del bar si affaccia proprio sull'acqua ed è stato bello sorseggiare il mio drink, senza dover uscire. La temperatura è superiore ai 30°.
Nella grotta, invece, il clima cambia: oltre a una vera propria pioggia monsonica (molto scenografica, a dire la verità), si può anche fare un sempre salutare percorso Kneipp.
Le saune zen e delle erbe sono interne e nella seconda, ho anche assistito a uno spettacolo di ventilazione di olii essenziali (il programma degli eventi quotidiani è consultabile su una grande lavagna, vicino al punto informazioni). La wine sauna, una grande botte, è invece esterna ed è, secondo me, la più affascinante.
L'hammam è molto intimo ed è composto da diverse stanzette: dal tepidarium al bagno sensoriale fino alla stanza della schiuma per poi accedere alla grande vasca ottagonale.
Per accedere alle diverse saune e bagni, si passano corridoi ricchi di alcove relax: a voi la scelta! Ce ne sono davvero tante. Le più particolari sono Sognando nel fieno, in cui ci si riposa in un'atmosfera a dir poco campestre, e Dormendo sull'acqua, dove ci si stende su materassi ad acqua.
Anche la foresta di bamboo merita un passaggio. Purtroppo non ho foto degli interni: i cellulari sono proibiti.
Allora, la domanda iniziale era Asmana sì o no e a questo punto devo dare la mia opinione. Asmana sì, ma senza grandi pretese: non è di sicuro il centro benessere più bello che abbia mai visitato e chi lo ha frequentato nel fine settimana, si è lamentato comunque di una certa confusione. Il pregio più grande è quello di essere unico nella zona ed è ottimo per un dopolavoro romantico.
sabato 5 dicembre 2015
Mangiare giapponese a Firenze...secondo me
Quelli che vi consiglierò non sono i migliori ristoranti di sushi di Firenze: ce ne sono tanti di più belli, di più raffinati, di più caratteristici. Il centro è pieno di locali del genere. I ristoranti di cui vi parlerò sono quelli che preferisco perchè hanno 3 cose in comune.
Innanzitutto sono economici: la formula all you can eat non è sempre una garanzia. A volte si rischia di scadere in una bassa qualità dei cibi o in scelte di piatti risicate. Nei "miei posti" non si sacrifica nulla: il low cost non è sinonimo della filosofia dell'accontentarsi.
Sono poi ben raggiungibili, in macchina, a piedi o con i mezzi. E questo a Firenze è un valore aggiunto che fa la differenza.
Ma andiamo con ordine: partiamo dal primo, che per me è il più gustoso. Olshi Sushi in Borgo Ognissanti. Dal fuori non promette niente di buono ed il locale è effettivamente piccolo e stretto, ma appena vi arriva il primo piatto tutto il resto non conterà più.
Il menù non è molto vario, ma con la formula all you can eat si possono ordinare barche di sushi e maki davvero buonissime. Io ho un debole per i maki fritti: i miei vestiti se ne ricordano sempre una volta tornata a casa.
I camerieri sono gentilissimi e molto disponibili. E'un posto adatto per cene informali e in famiglia. Unico neo: la colonna sonora con musica pop orientale...non ce la posso proprio fare!
Costo: 12€ a pranzo, 23€ a cena.
Passiamo poi a Itacho Sushi, poco lontano, vicino a Porta al Prato, a due passi dall'omonimo parcheggio. Le sale sono grandi, ma un po'buie. In ogni caso, è sicuramente più adatto dell'altro per cene con gruppi numerosi.
Il menù è più vario e sono previsti anche alcuni piatti thai, che però non ho mai provato. Il Niwa, principalmente thai con alcuni sprazzi di jap, è proprio di fronte: se avete voglia di provare un altro tipo di cucina orientale, ve lo consiglio.
Comunque da Itacho le nostre ordinazioni sono arrivate in tempo e tutto era molto buono. E'attivo anche il take away.
Costo: 10.90€ a pranzo, 19.90 € a cena.
Ho lasciato per ultimo il più carino, Sushi Hama 2, a Novoli, un quartiere un po'più decentrato, ma raggiungibilissimo sia con i mezzi pubblici sia con quelli propri: è a pochi chilometri dall'autostrada e nei dintorni il parcheggio è gratuito.
A pranzo è frequentato dagli studenti universitari: prenotate perchè è sempre pieno. A cena è più tranquillo e le sale sono curate nei minimi particolari e molto pulite.
E'il "fratello" del Sushi Hama di via Allori, poco lontano, che però non ho mai provato.
Tutti i piatti sono ben serviti e molto leggeri. I sapori sono molto delicati. Non mi piace molto il servizio, perchè tutti i camerieri sono molto sbrigativi e qualcuno non parla bene l'italiano: dipenderà anche dai ritmi frenetici dei clienti, ma se proprio devo trovare una pecca...
Costo: 9.90€ a pranzo, 19.90 € a cena.
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mercoledì 7 ottobre 2015
Synchronicity a Prato: una mostra da scoprire
E'iniziata il 25 settembre e proseguirà fino al 10 gennaio 2016 la mostra Synchronicity, Contemporanei, da Lippi a Warhol al Palazzo Pretorio di Prato. Chi mi conosce sa che amo questo museo: mi piacciono le ampie sale, i corridoi affrescati, i caminetti monumentali e la vista sulla città che si gode dalle finestre.
Chi mi conosce sa che amo l'arte contemporanea, quindi... non ho aspettato tanto prima di andare a dare un'occhiata a questa esposizione quanto meno coraggiosa.
Fino ad adesso l'antico palazzo del comune, rinnovato da qualche anno, aveva ospitato mostre piuttosto tradizionali. Il fare da ospite a installazioni e videoarte è stato un passo davvero all'avanguardia e secondo me, azzeccato.
Il biglietto ridotto costa 6 € e tutto sommato, si spendono volentieri. La mostra di per sè ha delle vere e proprie chicche, come la famosissima Gioconda con i baffi di Duchamp, e i nomi in catalogo sono altisonanti: da Marina Abramovic a Daniel Spoerri. Non vi aspettate un'esposizione lineare però.
Se le prime sale sono riservate al contemporaneo, già al primo piano si mescolano le tele di Fontana a pale d'altare auree e così si prosegue fino alla fine del percorso. Può essere un po'fuorviante e l'architettura del palazzo contribuisce a rendere la visita una sorta di caccia al tesoro.
Si comprende però meglio quel concetto di synchronicity, elaborato da Jung, che ha poi dato il nome alla mostra.
Devo poi spendere due parole per la collezione permanente del museo: mi piace proprio tanto. Attraversa i secoli e abbraccia una serie di tematiche che contribuiscono a elaborare uno spirito pratese. Lo scultore Lipchitz ha inoltre donato una serie di sculture di forte impatto.
Un'altra novità è l'apertura del tetto: adesso si può osservare lo splendido panorama di Prato non solo dalle strette finestrelle! Da una parte, il Duomo e i tetti ordinati delle case del centro; dall'altra i campanili si mescolano alle ciminiere: non dimentichiamoci la vera natura della città.
martedì 25 agosto 2015
Rimini Dog Friendly
Portarsi il cane in vacanza è ormai diventata una consuetudine e il cartello "tu non puoi entrare" affisso sulle vetrine di ristoranti e negozi sta lasciando sempre più il posto a segnali in cui si dà il benvenuto agli amici pelosetti.
Questo era il mio primo vero anno in vacanza con il cane. Negli anni passati, con il mio beagle Leo affittavamo appartamenti in Versilia, senza però portarlo sulla spiaggia. Invece con Gibba, un bellissimo corso di quattro anni, ci siamo spaparanzati al sole nella località balneare più famosa d'Italia, Rimini.
Proprio qui infatti è nato il primo bagno per cani in Italia. Rimini Dog No problem, al bagnino 82, non solo accoglie gli animali, ma offre loro spazi ad hoc, assicurando anche ai padroni una vacanza all'insegna del relax.
Troverete un'area sgambatoio attrezzata e aperta a tutti, dove due volte al giorno potete consultare un'esperta comportamentista per cani; ci sono docce attrezzate per lavarli e rinfrescarli; al vostro arrivo vi saranno consegnate una ciotola e un annaffiatoio da portare all'ombrellone per assicurare sempre acqua fresca al vostro quattrozampe.
C'è inoltre la possibilità di poter prenotare uno spazio recintato con brandine e ombrellone, dove il vostro cane potrà stare libero, senza la preoccupazione del guinzaglio. Abbiamo scelto questa opzione e ci siamo trovati benissimo, socializzando con il "vicinato": i cani dopo pochi giorni si riconoscevano annusandosi attraverso le cannicce che ci separavano. Attenzione ai bagni in mare però: il rischio di multe è davvero molto alto, anche negli orari indicati come meno sorvegliati.
I prezzi sono onesti e la convenzione con gli alberghi dog friendly assicura uno sconto. Per una settimana abbiamo speso 175€.
Abbiamo scelto uno degli hotel convenzionati, il Diamond, un tre stelle a pochi passi dalla spiaggia, e ci siamo trovati benissimo. I gestori sono stati amichevoli e disponibili e al posto della matrimoniale standard che ci avevano promesso, ci hanno riservato una stanza con un bel balcone proprio per Gibba. La camera era molto spartana ma allo stesso tempo comoda.
Il prezzo è stato di 44€ al giorno, a persona, per la mezza pensione. I cani non sono ammessi nella sala da pranzo, che si trova nel vicinissimo hotel Derby, ma per noi non è stato un problema. La scelta dei piatti era molto varia, un buffet di verdure assicurava un contorno ricco e tutto quello che abbiamo ordinato era all'altezza di un ristorante, dal pesce ai dessert.
Anche la colazione non ci ha deluso e abbiamo usufruito anche della piscina. Dimenticavo...il parcheggio è gratuito: nel garage dell'albergo per chi non vuole spostare la macchina, a dieci minuti a piedi per chi invece preferisce avere la libertà di prenderla anche durante il soggiorno. Tenetene di conto: parcheggiare non è facile e economico in zona.
Insomma, il Diamond è un albergo che consiglierei, soprattutto per l'atmosfera familiare che vi si respira. I proprietari con la loro cagnetta Mela, i loro bimbi, la signora Mirka, la portiera di notte che ci ha fatto conoscere i bomboloni dello Gnam Gnam e ha passato con noi ore a chiacchierare e a ridere fino alla mattina: il Diamond è un albergo gestito col cuore.
E per il mangiare? Nota dolente per i dintorni di Bellariva: abbiamo trovato tutti ristoranti spennaturisti dalla qualità mediocre. Uniche eccezioni sono la piadineria della Lella e il ristorante di pesce Da Lele. Tutti e due però sono spesso molto affollati e poco adatti ai cani.
Se non avete problemi a prendere la macchina, vi consiglio la piadineria Le Fontanelle: è immersa nel verde e i tavoli sono molto distanziati. Gibba ha goduto del fresco della collina, mentre noi ci gustavamo la nostra piada sfogliata in piena tranquillità.
Sempre con la macchina, abbiamo fatto un'escursione notturna al Castello di Montebello, che si dice abitato dal fantasma di Azzurrina, una bambina albina misteriosamente scomparsa nei sotterranei della fortezza. La visita è durata un'ora e se nel pomeriggio la guida vi illustrerà la storia della rocca, in orario serale è il risvolto esoterico ad essere messo in primo piano.
Ci aspettavamo una spiegazione da "Mistero", ma il ragazzo che ha accompagnato il nostro gruppo è stato molto competente e non è mai scaduto nel banale. Gibba ci ha accompagnato in tutte le stanze e non si è scoraggiato neanche di fronte a scalinate ripide. La sua proverbiale flemma non lo ha abbandonato: di sicuro non ha percepito niente di sovrannaturale e alla fine, si è meritato i complimenti e le coccole dello staff.
Insomma, il Diamond è un albergo che consiglierei, soprattutto per l'atmosfera familiare che vi si respira. I proprietari con la loro cagnetta Mela, i loro bimbi, la signora Mirka, la portiera di notte che ci ha fatto conoscere i bomboloni dello Gnam Gnam e ha passato con noi ore a chiacchierare e a ridere fino alla mattina: il Diamond è un albergo gestito col cuore.
E per il mangiare? Nota dolente per i dintorni di Bellariva: abbiamo trovato tutti ristoranti spennaturisti dalla qualità mediocre. Uniche eccezioni sono la piadineria della Lella e il ristorante di pesce Da Lele. Tutti e due però sono spesso molto affollati e poco adatti ai cani.
Se non avete problemi a prendere la macchina, vi consiglio la piadineria Le Fontanelle: è immersa nel verde e i tavoli sono molto distanziati. Gibba ha goduto del fresco della collina, mentre noi ci gustavamo la nostra piada sfogliata in piena tranquillità.
Sempre con la macchina, abbiamo fatto un'escursione notturna al Castello di Montebello, che si dice abitato dal fantasma di Azzurrina, una bambina albina misteriosamente scomparsa nei sotterranei della fortezza. La visita è durata un'ora e se nel pomeriggio la guida vi illustrerà la storia della rocca, in orario serale è il risvolto esoterico ad essere messo in primo piano.
Ci aspettavamo una spiegazione da "Mistero", ma il ragazzo che ha accompagnato il nostro gruppo è stato molto competente e non è mai scaduto nel banale. Gibba ci ha accompagnato in tutte le stanze e non si è scoraggiato neanche di fronte a scalinate ripide. La sua proverbiale flemma non lo ha abbandonato: di sicuro non ha percepito niente di sovrannaturale e alla fine, si è meritato i complimenti e le coccole dello staff.
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mercoledì 15 aprile 2015
Fish Pedicure a Firenze: che effetto fa?
Non avevo mai fatto una pedicure, non sono un'affezionata dell'estetista, ma per puro amore del cameratismo, ho accettato di passare una mattinata in relax tra amiche al Florence Fish Kiss, un posto insolito nel pieno centro storico di Firenze.
Avevo visto solo all'estero queste vasche piene di pesciolini che pare abbiano effetto benefico sulla pelle e sull'umore. Mi ero rifiutata di utilizzarle a Camden Town, perchè troppo affollate, ma in questo negozietto la storia cambia.
Si è accolti dal sorriso della proprietaria e da una musica soft. Le postazioni sono 5 e per una seduta di 15 minuti il prezzo è di 15 €: è vero, non proprio economico, ma un lusso ogni tanto non guasta mai.
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Può anche essere adatto ai bambini che vengono invitati a familiarizzare con le vasche prima immergendovi le mani: per loro un quarto d'ora diventa lunghissimo.
Per prima cosa, vengono fatti lavare i piedi con acqua e sapone neutro, poi si va alle postazioni e si immergono contemporaneamente i piedi: fa un po'effetto vedere che i pesciolini si radunano ad aspettare la "preda".
La proprietaria ci ha infatti raccontato che questa specie, i Garra Rufa, proviene dalle acque dolci della Turchia e nei giorni di poco lavoro, si muovono nelle vasche ricercando il movimento della gente che passa. Sembra proprio che abbiano bisogno di baciare!
E di baci veri e propri si tratta, perchè loro non hanno i denti. Mi aspettavo un contatto più ad effetto ventoso, invece sono molto delicati. La loro azione riduce la durezza della pelle, grazie alla rimozione delle cellule epiteliali e poi...che rilassamento!!
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